Se si fa un viaggio in Ungheria è impossibile uscirne senza sapere qualcosa in più sui cavalli: specialmente se una delle tappe coincide con il meraviglioso Palazzo Festetics di Keszthely, cittadina vicina al lago Balaton.
Annesse al castello ci sono le scuderie che servivano per il servizio del palazzo dove oggi sono custoditi carrozze, finimenti, quadri, fotografie, testimonianze di ogni genere della cultura equestre locale.
E della passione che la famiglia Festetics condivideva con il resto dei connazionali: quella per i cavalli.

I Festetics, tra gli altri, possedevano anche un allevamento di Purosangue Inglesi da corsa che scendevano in pista per i colori della loro scuderia, giallo oro e blu.
Era quello di Feneékpuszta dove nel 1883 nacque, da Helene Triomphante e Buccaneer, un puledrino baio oscuro che venne chiamato Fenék dal suo proprietario, il principe Tassilo II Festetics.
Sin dalle sue prime gare a due anni Fenék fece una grande impressione: ma fu a Baden-Baden che vinse per la prima volta con grande sicurezza, tanto da far parlare di sé tutta l’Europa dell’ippica.
Vinceva con facilità, impressionava con la sua potenza straordinaria e per di più era anche bello, rubava l’occhio con il suo lucido mantello baio ciliegio.

“Fenek” (vincitore del Derby austriaco del 1886) firmato e datato “Emil Adam.1886”
La rivalità con altri due campioni come Kegyur e Olyan rendeva interessanti le corse cui partecipavano, le loro gesta venivano seguite come quelle degli attori famosi di oggi.
Ci fu addirittura un caso nazionale in Ungheria quando si sparse la voce di un tentato avvelenamento dei tre cavalli prima del Derby austriaco del 1886 a Vienna: e a vincerlo fu proprio Fenék.
Due settimane dopo vinse l’Union-Renne di Hoppegarten a Berlino entrando definitivamente nella storia del galoppo: a fine stagione però si procurò un infortunio che lo costrinse ad abbandonare la sua carriera in pista.

Dalla favolosa biblioteca Festetics: i calendari del Jockey Club dal 1730, foto MCM
Gli si aprì quella di stallone, e rimase per sempre come nume tutelare della famiglia Festetics: all’interno del palazzo sono numerosi i suoi ritratti, le fotografie, le coppe e i trofei che decorano le splendide sale, i salotti raccolti e i più formali ambienti di rappresentanza.
Nelle scuderie del palazzo potrete trovare la più grande collezione di carrozze rimasta in Ungheria, che comprende diversi legni della Kölber Fülöp di Budapest.
Tra i pezzi forti la carrozza dell’arciduchessa Maria Valeria e quella di Francesco Ferdinando, provenienti dalla collezione di Werner Guster e altre donazioni.
E molto, molto altro: compreso uno speciale giornalino, “Il giornale dei cavalli da corsa Festetics”, che racconta la loro storia.
L’Ungheria è incantevole, la gente sorride quando sente parlare in italiano e ti racconta di amici e parenti che hanno lì, o della vacanza in cui hanno visitato San Marino, Roma, Firenze.
Ma sopra ogni cosa è un paese di gente di cavalli che non vuole abbandonare il proprio legame con loro: e il castello Festetics con le sue scuderie vale il viaggio, anche da solo.

Ma non è solo: a due passi c’è il Museo Georgikon dedicato al mondo rurale, compreso nell’istituto di formazione tecnica per l’agricoltura creato dal conte György Festetics nel 1797.
Castello Festetics, da visitare perchè: se amate i cavalli ne trovate memoria a ogno passo, se vi nteressano l’arte, la cultura e la storia rimarrete incantati dagli interni del castello, dalla sua architettura e dalla magnifica biblioteca, i cui libri sono cuati meticolsamente.
Molto interessante la filosfia espositiva, che integra gli high-light su dettagli e oggetti significativi con diverse postazioni touch-screen dalle quali si possono sfogliare molti dei libri più preziosi della collezione.
























